martedì 8 settembre 2009

La Tribù

Il primo reality show della nuova stagione televisiva targata Mediaset, La Tribù, sarà ambientato in India. Per la precisione Goa: un piccolo Stato sulla costa ovest del Paese.
Goa ha goduto di una certa popolarità negli anni sessanta come metà del turismo hippy di mezzo mondo. Era considerata una sorta di Shangri-La, dove sesso e droga erano liberi e a buon mercato e dove si poteva raggiungere la catarsi spirituale.

Dopo un periodo di declino, piuttosto lungo, oggi si stà riciclando come località di villeggiatura a vocazione familiare. Il suo litorale stà diventando un susseguirsi dei soliti villaggi, resort e alberghi di lusso noti come se ne possono trovare in tutte le classiche mete del turismo di massa mondiale. Da Sharm el Sheik fino a Bali passando per Malindi.

Qualche romantico irriducibile che arriva per la droga, il sesso e la purificazione dello spirito c'è ancora ma oramai si deve accontentare di un pò di folclore.

Quindi dicevamo del reality di Canale 5 ambientato quaggiù. La formula sarà sempre la stessa: una quindicina di vip o presunti tali scaraventati nella mistica e selvaggia India (Goa?!?) alle prese con prove di coraggio e resistenza. Il tutto condito da urla e litigate; qualche scenata di gelosia del fidanzato/a di turno lasciato/a a casa e per un paio di mesi il prime time del giovedì sera dell'ammiraglia Mediaset sarà a posto. La conduttrice dovrebbe essere Paola Perego, altra garanzia in fatto di reality.

Ah...dimenticavo l'inviato in loco: è stato scelto il redivivo Paolo Brosio. Dopo un matrimonio andato a male e la conseguente perdita della trebisonda, l'ex giornalista ha confessato di aver affogato i dispiaceri per la separazione in alcool, droga e mignotte...chissà che l'India non faccia proprio al caso suo per dare una calmata ai bollenti spiriti.

Non voglio comunque assolutamente essere snob o criticare: i commenti intellettualoidi sulla televisione come cattiva maestra li lascio agli addetti ai lavori. Anche perchè quando ho tempo libero sono il primo che si piazza lì davanti e fa il tifo per Pasquale Laricchia.

Mi aveva soltanto incuriosito la scelta della location, Goa: sarebbe un pò come se uno viene in Italia per carpirne l'essenza più vera e poi và a finire all'Acquafan di Riccione. Se proprio dovevano farla bene potevano andarsene alle pendici dell'Himalaya, in qualche valle sperduta del Nord Est o perchè no, nel Tamil Nadu.

Evidentemente la troupe al seguito dei concorrenti avrà trovato più interessante una notte al casinò dell'Park Hyatt Goa Resort and Spa piuttosto che mangiare byriani alla luce di una candela nel campo base di Annapurna.

Come biasimarli...

c.

lunedì 7 settembre 2009

venerdì 4 settembre 2009

Royal Enfield

Se sei occidentale, vivi in India e sei figo devi avere una Royal Enfield...


Considerando che nella mia adolescenza non ho avuto neanche un Si, faccio fatica ad immaginarmi sopra ad una moto. L'India, oltretutto, non è il posto più indicato per un neofita che vuole iniziare a guidare qualsivoglia mezzo meccanico.

La Royal Enfield è una moto inglese dal design old-style prodotta in India, più precisamente a Chennai. La fabbrica originale dovrebbe aver chiuso o almeno la proprietà inglese dovrebbe essersene andata ma la produzione continua. La moto sembra un residuato bellico della seconda guerra mondiale ed assomiglia vagamente ad una nostra MotoGuzzi. Fa un rumore infernale ed è il mezzo preferito dagli euro/americani che abitano quaggiù. Ha indubbiamente un certo fascino, come tutte le cose vintage, ma tecnicamente dovrebbe essere una specie di trattore. Addirittura ne ho viste alcune versioni Diesel: la cosa sembra sorprendere molto gli appassionati di motociclette.
Il modello più in voga è il Bullet. Il prezzo si aggira intorno ai 400 euro, per uno di seconda mano, poi se ne dovrebbero spendere altrettanti per dargli una messa apposto ed a quel punto si può iniziare a scorazzare in giro con la bestiola.

L'idea di acquistarne una non mi è passata neanche per l'anticamera del cervello. La mia Tata, perarltro guidata da Yapa, è più che sufficente per gli spostamenti casa-ufficio. E se devo arrivare da qualche parte a Pondy faccio due passi o mi affido ad un tuk tuk. Però veder sfrecciare (30 km/h) stì aurovilliani a bordo dei loro fiammanti mezzi un pò mi crea qualche invidia.

Poi ripenso agli autobus folli che vanno sorpassando contromano a tutta velocità non curanti di quello che gli passa accanto e soprattuto ripenso al Si che non ho mai avuto e chiamo Yapa per sapere che fine ha fatto...
c.

giovedì 3 settembre 2009

Il Derby della Madonnina


Il mio primo Derby della Madonnina in salsa masala è stato una catastrofe. Per la verità ero quaggiù anche a maggio per il Milan-Inter di ritorno dello scorso campionato. Ma allora non ho avuto modo di vederlo. La tv che ha trasmesso la partita sabato scorso, Neo sport, ha acquistato i diritti della Serie A da questa stagione.

Sabato dalle cinque alle sei ero andato a riposare per arrivare fresco all'appuntamento. Con il fuso orario il calcio d'inizio, in India, era programmato per mezzanotte e un quarto. Verso le otto vado da Davide, ceniamo insieme poi chiaccheriamo allegramente per ingannare l'attesa. Oltre a me e al padrone di casa c'erano l'altro Davide, Diego e Jorge, il fratello di Nuria (la fidanzata di Diego). Tutti e quattro completamente estranei ad ogni cosa orbitasse intorno ad un pallone...fino a quella sera. Per rendere la serata più interessante Diego e l'altro Davide, entrambi lombardi, memori della loro fede nerazzurra alle scuole elementari si sono schierati contro il sottoscritto e il Milan.

Tragedia annunciata.


Alla fine dei primi 45 minuti già stavamo sul 3 a 0 per la squadra dello specialone. Gattuso poco prima del riposo si era già avviato mestamente sotto la doccia. Aveva fatto un fallo sconsiderato nel cerchio di centrocampo ai danni di Sneider che gli era costato il secondo cartellino giallo. Insomma la partita era virtualmente finita, rimaneva solo da salvare la faccia. Non è da Milan limitare i danni ma purtroppo a tutti capitano delle serate storte.


Dal primo gol di ThiagoMotta a casa di Davide è esplosa la torcida interista: cori e sfottò contro di me, il Milan e il suo Presidente. Tutto sommato ci stà, seguire il calcio significa anche saper accettare con il sorriso sulle labbra siuazioni del genere.


Certo però che Seedorf in ciabatte...


c.

martedì 1 settembre 2009

Force India



Domenica scorsa Giancarlo Fisichella a bordo della sua Force India si è classificato secondo nel Gran Premio del Belgio, guadagnando il primo podio e i primi punti mondiali per il team indiano. Già nelle qualifiche del sabato era riuscito ad ottenere la pole position fra lo stupore generale. Anche lo stesso pilota romano, intervistato dopo l'impresa, aveva confessato di non spiegarsi bene le ragioni della sua prestazione. Nè lui nè i suoi ingegneri avevano apportato particolari modifiche alla monoposto.


Fatto stà che è arrivato questo fantastico risultato dopo quasi due stagioni. La Force India è alla sua seconda partecipazione nel campionato mondiale di Formula 1. La sua presenza doveva fare da traino per l'imminente entrata, 2011, del circuito indiano di Noida nel calendario del Circus. Il primo anno però era stato delundente, le due vetture della scuderia avevano totalizzato zero punti e il secondo stava prendendo la brutta china del primo anche se qualche migliorameno c'era stato.


Considerando che in questa stagione sia la Ferrari che la McLaren stanno deludendo ed è il campionato delle sorprese, Brawn Gp e Red Bull in primis, ci si aspettava qualcosa in più dagli indiani. Invece fino al Belgio calma piatta. Lo zero nella casella dei punti mondiali non sarebbe stato un buon biglietto da visita per l'ingresso del subcontinente nel giro dei paesi ospitanti. La pressione sugli uomini arancio-bianco-verdi stava quindi crescendo, anche perchè quaggiù il Mondiale, nonostante tutti gli sforzi, non sembra poi interessare più di tanto.


Ed ecco che arriva il primo, insperato podio e con lui i primi titoloni sui principali quotidiani e i servizi di apertura nei telegiornali nazionali.


Il patron della scuderia è il magnate locale Vijay Mallya proprietario dell'onnipresente Kingfisher, la birra indiana più famosa nel mondo, patrimonio stimato di circa un paio di miliardi di dollari. Come tutti i super-ricchi che si rispettino anche Vijay ha il suo mega-yatch di ordinanza e diversifica i suoi affari. Nel 2005, ricalcando le orme del più popolare Richard Branson patron Virgin, ha fondato una compagnia aerea con il medesimo nome della birra: Kingfisher Airlines. Possiede anche una televisione satellitare, la NDTV e chissà cos'altro.


Vijay si stà occupando anche dello sviluppo e della costruzione del circuito di F1 a Noida, sobborgo di Delhi nonostante sia in un altro Stato rispetto alla capitale (?!?).


Comunque non mancano le polemiche ad accompagnare la possibile entrata del circuito Indiano nel calendario della F1. Svariate personalità politiche molto influenti nel sub-continente ritengono il tutto solamente un arricchimento, ulteriore, dei soliti noti e non un veicolo per lo sviluppo dello sport in India: l'idea che si era fatta passare inizialmente per lo stanziamento dei fondi pubblici necessari alla costruzione dell'opera.


Concludo gridando: Forza Badoerrrrrrrrrrrrrrr...

lunedì 31 agosto 2009

In bocca al lupo signor d.

Oggi, lunedì 31 agosto, è l'ultimo giorno di lavoro di Davide a Pondy. Dopo quasi due anni, il contratto con l'ONG per cui ha collaborato è scaduto. Domenica prossima partirà, per un breve viaggio di piacere, alla volta del nord del Paese. Poi il 19 di settembre rientrerà definitivamente in Italia, o meglio rientrerà in Italia fino al suo prossimo incarico. In ogni caso l'India per lui è un capitolo, oramai, chiuso.

Davide è stata la prima persona che ho conosciuto quaggiù, extralavorativamente parlando. E senza ombra di dubbio è stato quello che più di tutti mi ha aiutato nel mio non facile ambientamento. Nonostante fossimo in disaccordo praticamente su tutto è stato un ottimo compagno di avventura.
Nel subcontinente vogliamo ricordarlo così: felice e sorridente in una delle sue amate piscine...

c.

venerdì 28 agosto 2009

IPL


Non si può tenere un blog che si rispetti sull'India senza, prima o poi, finire per parlare del loro passatempo nazionale preferito: il cricket. Lo sport fù importato, nella sua forma tradizionale, dagli Inglesi e come spesso succede in questi casi gli allievi, ben presto, superano i maestri. Nel subcontiente il cricket ha la stessa popolarità e visibilità che da noi in Europa ha il calcio. Girando per le strade si incontrano gruppetti di ragazzini chiassosi intenti a colpir palline con la caratteristica mazza e bar e ristoranti sono strapieni quando in tv trasmettono qualsivoglia partita.


Parlavo di forma tradizionale del gioco perchè da un pò di anni, 2003 circa, è stata inserita una nuova variante. Per rendere lo sport più fruibile, televisivamente parlando, la federezione internazionale ha deciso di creare la modalità twenty-20. Le partite di cricket potevano, infatti, durare anche diversi giorni così si è deciso di introdurre una versione più breve dove gli incontri non oltrepassano le tre ore. Come una partita di baseball per intenderci, di cui il cricket è il fratello maggiore. Lo sport americano infatti non è altro che una semplificazione dell'inglese e quest'ultimo nè ricalca più o meno le regole con alcune sostanziali differenze. Innanzitutto il gomito di chi lancia non può piegarsi, il battitore non viene eliminato dopo tre strikes ma se viene colpito il wicket (tre bastoncini di legno) alle sue spalle e i punti vengono conteggiati diversamente. Ho molto snellito il tutto ma vi assicuro che è meglio così.


Nel 2007 si sono tenuti i primi campionati del mondo con la nuova formula (ICC twenty-20) e l'India, nonostante partisse svaforita, ha portato a casa la Coppa. In tutto il Paese, così mi hanno detto, si sono registrate le stesse scene di giubilo e delirio che da noi dopo la magica notte di Berlino. Sull'onda dell'entusiasmo per la vittoria nel campionato mondiale, la federazione indiana ha deciso di creare una nuova lega professionistica: la IPL, Indian Premier League.


Scimmiotando un pò la Premier League inglese, un pò la NBA americana si sono messe insieme otto franchigie, corrispondenti alle principali città indiane. Dai nomi altisonanti, abbiamo, per fare qualche esempio: i New Delhi Daredevils, i Chennai Super Kings e i Kolkatta Knight Riders. Quest'ultimi peraltro di proprietà di una delle star più luminose di Bollywood: Shah Rukh Khan.


Nonostante l'immensa popolarità, la neonata lega non ha lo stesso giro di denaro delle nostre calcistiche europee però è una delle più ricche per quanto riguarda il cricket. I giornali locali sono pieni di notizie su trasferimenti di giocatori inglesi, australiani o neozelandesi. Attirati dalla montagna di rupie decidono di venire a giocare nell'IPL. Parliamo comunque al massimo di un paio di milioni di dollari americani, siamo ancora lontani anni luce dai vari Cristiano Ronaldo e Kakà.


Il subcontinente è uno dei pochi posti del globo dove il calcio non ha mai attecchito, per la verità un campionato ce l'hanno anche, sono perfino riuscito a vedere qualche partita in TV, ma il livello è infimo e lo spettacolo pietoso.


Per la cronaca l'ultima IPL è stata vinta dai Deccan Chargers. Evvai...


c.